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I PAZIENTI FOBICI TRA DESIDERIO DI LIBERTA’ E RICERCA DI PROTEZIONE

Non possiamo negare che la paura domini la vita dei pazienti fobicie, allo stesso tempo non si può non considerare che coloro che soffrono di disturbi di panico abbiano una percezione del mondo come pericoloso e di sé stessi come fragili.

Ma l’aspetto che spesso si finisce per tralasciare, e che lascia anche un pò stupiti è che pur sentendosi in un baratro pauroso, desiderano riuscire a saltare oltre il perimetro di quel precipizio limitante e costrittivo per poter esplorare quello che c’è al di là.
Gli individui fobici vivono costantemente il conflitto tra la paura di un mondo minaccioso, pericoloso ed il desiderio di essere liberi di esplorarlo da soli svincolandosi da relazioni protettive.
Dunque i pazienti fobici non sono persone inibite e poco esplorative. Al contrario per loro la libertà,il coraggio e l’autonomia rappresentano valori fondanti.

Sono individui capaci di stabilire relazioni a lungo termine dalle quali a volte si sentono minacciati, questo perché nella loro infanzia hanno imparato a connotare la libertà e l’indipendenza come valori positivi, mentre i vincoli affettivi sono valutati negativamente come sinonimo di dipendenza e fragilità.

Per queti pazienti tutto si gioca sul tema della libertà/indipendenza. Ciò evidenzia quanto per queste persone sia fonte di sofferenza la sintomatologia fobica, che li costringe e li vincola ad umilianti relazioni protettive e tutele (es. chiedere di essere accompagnato dal partner per affrontare situazioni fobiche).
Quasi tutti gli orientamenti terapeutici danno buoni risultati con i pazienti fobici, poiché sono desiderosi di superare i propri sintomi.
Dunque, è importante , che il terapeuta aiuti l’individuo a realizzare il suo progetto di autonomia ed emancipazione all’interno della rete di relazioni affettive e sociali di cui dispone, allontanandolo da un ideale di autosufficienza irrealizzabile e dannoso.

Tratto da “ La voglia di libertà dei pazienti fobici” di Valeria Ugazio in Psicologia Contemporanea n.266 2018

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