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COME AFFRONTARE TRISTEZZA E SOFFERENZA

Nella società odierna una delle convinzioni disfunzionali più diffuse è l’aspettativa che sia possibile e doveroso sfuggire all’incontro con ogni forma di sofferenza sia fisica che psichica.

Molto spesso ci troviamo nella nostra società di fronte a comportamenti di evitamento di stati d’animo “negativi”. La manifestazione in pubblico ed in privato, in particolare, delle emozioni sgradevoli (es. la tristezza), viene spesso negata, evitata od immediatamente sostituta in quanto segnale di rassegnazione e debolezza.

Ma in realtà anche uno stato d’animo spiacevole come la tristezza ha una funzione importante che permette il passaggio da uno stato emotivo ad un altro. Si potrebbe definire un’emozione negativa, ma estremamente utile perché ci fornisce la spinta a muoverci per uscire da una situazione difficile.

Come possono tristezza e sofferenza essere una risorsa?

La tristezza non è solo l’opposto della felicità, la sua origine è legata alla perdita di qualcosa (lavoro, trasferimento…) o qualcuno (lutto, separazione….). E’ un emozione complessa che permette da una parte di ottenere l’aiuto esterno e protezione, ed inoltre consente di condurci in un percorso di isolamenti utile al recupero delle energie mediante il riposo e la meditazione. Energie che saranno necessarie in seguito per attivarsi e reagire.

Come aiutare la persona triste ed utilizzare al meglio questa emozione?

Innanzitutto è opportuno ascoltare la persona facendola sentire a proprio agio nell’espressione dell’emozione, aiutandola a lasciarsi andare eD accettando il suo stato d’animo senza giudicarla. Questo atteggiamento permetterà che la tristezza non diventi cronica (Disturbo Depressivo Maggiore ) ma consenta di traghettare l’individuo verso una nuova emozione più costruttiva.

 

Nel caso della tristezza, dopo un primo periodo di pianto, isolamento e chiusura in sé stessi, per evitare di passare troppo tempo a rimuginare sui propri dolori divenendo passivi, il suggerimento è quello di intraprendere attività gratificanti che consentano di prendersi cura di sé stessi.

In sintesi si tratta di attivare un percorso di accettazione del dolore, e questo non significa che la situazione sia piacevole, ma semplicemente vuol dire imparare a gestire, a non combattere ed evitare la sofferenza (cosa oltretutto impossibile), risparmiando energie utili per rimboccarsi le maniche e reagire.

Tratto da Psicologia Contemporanea n.265 “Non si cresce senza passare per la sofferenza” di Pietro Trabucchi (2018)

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